
Ragalna è una piacevole e salubre cittadina posta sul versante sud-ovest dell’Etna, denominata “terrazza dell’Etna”, proprio per il vasto panorama che si estende dalla Valle del Simeto al Golfo di Augusta, fino alla città di Enna.
Numerose le interpretazioni che vengono date sull'origine del nome di Ragalna. La più attendibile pare sia quella dell'origine araba o tardo latina, che fa risalire al termine “Recalena”, che sta ad indicare una "località situata in zona pietrosa dove soffia un leggero vento".
Le prime testimonianze storiche, sull'origine di Ragalna risalgono all'epoca normanna. In particolare, in un documento del 1136 si parla di una donazione al monastero benedettino di San Leone di Pennacchio, fatta da Enrico conte di Policastro e signore di Paternò, genero del conte Ruggero I, del quale aveva sposato la figlia Flandrina, che ebbe per appannaggio i terreni di Paternò, e tra questi terreni compare anche gran parte della contrada di Ragalna.
Dal momento della donazione, fino alla metà del XV secolo, la storia del borgo di Recalena ( attuale Ragalna) seguì le sorti del monastero benedettino. In seguito, dalla metà del 1400, il destino di Ragalna fu legato a quello di Paternò, diventando proprietà della famiglia nobiliare dei Moncada.
Essendo situata alle pendici dell’ Etna, Ragalna, da sempre e stata minacciata dalle colate laviche, tra queste, quella che maggiormente la interessò, fu quella del 1780. Iniziata nella notte del 18 Maggio, questa colata lavica, cominciò a farsi strada lungo le pendici del vulcano, in direzione del paese, distruggendo i vigneti di contrada Milia e scavalcando monte Mazzo. I fedeli pregarono per giorni affinchè Dio scongiurasse la catastrofe ma la lava continuò ad avanzare. Il 26 maggio furono portate in processione fino al braccio più avanzato della lava, le reliquie di S. Barbara, patrona di Paternò e come per miracolo la lava si arrestò.
Da allora la vita dei ragalnesi trascorse in piena tranquillità fino al 1943, quando migliaia di profughi, provenienti da Paternò, Catania e da altri centri bombardati, trovarono asilo e affettuosa solidarietà. Ragalna, da questo momento si sviluppò economicamente e culturalmente: le “trazzere” di campagna, ovvero le mulattiere in pietra e terra battuta, vennero pian piano trasformate in strade rotabili; il piano della chiesa (Piano Cisterna) fu abbellito e fu completato il campanile della chiesa Madre, dedicata e intitolata alla SS. Madonna del Carmelo.
L'illuminazione pubblica a petrolio arrivò nel 1920 con cinque lampioni situati in alcuni punti salienti del paese, ovvero la scuola e i crocevia più importanti, che venivano accesi per quattro ore serali.
La luce elettrica arrivò in paese, solo nel 1953 e fu accolta dalla popolazione come una benedizione divina.
La realizzazione della rete idrica, che permise di migliorare notevolmente la qualità della vita, fu completata alla fine degli anni Sessanta. Prima di allora l'acqua veniva raccolta in grandi serbatoi o cisterne disseminati nel territorio. Di queste cisterne oggi, alcune vengono ancora utilizzate, altre particolarmente caratteristiche e storicamente significative, vedi quella nel quartiere Rocca (detta “Cisterna della Regina”) e quella in piazza cisterna ( detta “Cisterna della Regina Bianca) sono state conservate e valorizzate.
La storia di Ragalna moderna ha inizio con l' autonomia da Paternò, che si è concretizzata solo nel 1985; oggi la cittadina è un attraente centro turistico ed una delle mete più ricercate dagli escursionisti. In particolare, nel periodo estivo, il paese diviene meta di oltre 20 mila paternesi che lo scelgono per villeggiare |
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