Specialità Gastronomiche

I piatti tipici della tradizione culinaria ragalnese, derivati dall’antica cultura rurale, prevedono, oltre all’utilizzo di prodotti umili, ad esempio i legumi, l’impiego di prodotti spontanei tipici della zona come i funghi (di ferula, porcini, ecc…), gli asparagi, le verdure di stagione, ad esempio i “cosci ‘vecchi” e i “caliceddi”, e dei derivati dell’allevamento e in generale del lavoro dell’uomo, ma anche dalla caccia.
Gli antichi agricoltori-colonizzatori collocarono nella plaga boschiva, che va dai 700m s.l.m. fino ai 1500m s.l.m., i loro“pumiti “( frutteti), forse intuendo le grandi proprietà del terreno d’origine vulcanica che, unito alle condizioni climatiche adatte, dà alle mele e alle pere caratteristiche organolettiche che le rendono straordinarie. Ancora oggi i canuti locali amano identificare i frutteti come i “pumiti do voscu”( i frutteti del bosco). Queste pregevoli coltivazioni, si offrono allo sguardo dei passanti in un connubio di eccelsa bellezza con il già bel complesso naturale in cui domina la maestosa figura dell’Etna.

Le varietà coltivate, di antiche origini e selezionate man mano dagli agricoltori locali sono: le mele Cola, Gelato-Cola e Gelate, dall’aroma e dalla forma inconfondibile e di piccole dimensioni, le mele Delicius, dal colore rosso acceso e dal profumo intenso e persistente, le pere Coscia, Ucciardone e Butirra, la cui polpa a maturazione è molto dolce e profumata e le pere “Spineddi”, vendute in caratteristici “Pennuli”, che vanno mangiati previa cottura. I frutti possono essere consumati sia freschi che trasformati in confetture e mostarde, ma possono anche essere utilizzate nei dolci, o in preparazioni salate, ad esempio le pere spinelle nella preparazione del coniglio di “sciara” ( selvatico), delle fave, ecc…

Alla stessa altitudine e fino ai 1500m-1600m s.l.m., i castagni trovano il loro habitat ideale, hanno però, lo stesso trovato, le condizioni favorevoli, anche a quote più basse, è per questo facile trovarne alcuni esemplari anche all’interno  del territorio comunale. 

Le varietà si possono dividere in due grossi gruppi: “i castagni”, dai frutti piccoli e “i marruni”più grandi e facili da sbucciare.
Molteplici sono le applicazioni dei frutti nella cucina invernale: dalle semplici caldarroste cotte in una padella forata sulla brace, alle castagne bollite, al castanaccio, alla marmellata, fino ai dolci più elaborati e nei piatti “salati”. Il sotto bosco di leccio, roverella, larice, ginestra e soprattutto di castagno, ospita splendidi esemplari di funghi Porcini (“siddi”), Cappellini(“ cappiddini”), Agarico a mazzi(“funci di filera”), Spugnola(“ventri di pecura”) ed altri ancora.

Il fungo di ferula (“funci di ferra”), micete straordinario tipico del territorio ragalnese invece, predilige le campagne incolte e si sviluppa prevalentemente in prossimità della ferula, e per questo ne ha assunto il nome. Il “funciaro”, tipica e remota figura che, con scarponi, bastone di legno in mano, “panaro” di vimini e assoluto riserbo sui luoghi di raccolta, nelle stagioni propizie, si dedicava unicamente alla raccolta dei funghi che poi rivendeva a clienti fissi. Ancora oggi, i raccoglitori professionisti vanno in cerca di funghi e in particolare di quelli di ferula, sia per il loro gusto sia per venderli ai privati e ai locali della zona.
I funghi possono essere consumati sia freschi, nella preparazione di sughi, risotti, contorni e insalate, sia essiccati, come aromi.
Le famiglie locali, fino a tempi non troppo remoti, cercavano di trarre dalla terra tutto il nutrimento possibile per il loro sostentamento. Ancora oggi come allora è facile incontrare per le campagne persone chine a “fari a viddura”, cioè a raccogliere le numerose verdure spontanee tipiche della zona etnea e tra queste i “caliceddi” occupano il posto di maggior rilievo. I Caliceddi appartengono alla famiglia delle Crocifere, di cui fanno parte anche i cavoli, i cavolfiori, le verze e i rapanelli.

Questa pianta, dalle eccelse qualità organolettiche, cresce abbondantemente nel periodo autunnale nelle campagne della zona, assieme ad asparagi, “scanna becchi”, “cosci vecchi”, finocchi selvatici, ecc. Le preparazioni in cucina di questi vegetali sono molteplici e prevedono anche l’utilizzo di più di loro contemporaneamente, soprattutto nelle frittate (di asparagi, ”scanna becchi” e funghi di ferula, di caliceddi, ecc) e nei bolliti, le così dette verdure “maritate”.  I caliceddi possono essere utilizzati in molte preparazioni o più semplicemente cotti e conditi con olio extra vergine d’oliva di Ragalna per accompagnare la salsiccia di maiale arrostita sulla brace.
La coltura prevalente è quella dell’ulivo a duplice attitudine: per produzione di olive da tavola e da olio.
Ancora oggi in molte dispense delle dimore di Ragalna, è facile rinvenire tracce dell’antica ed orgogliosa olivicoltura, come i “cuppini”, le “quartare” e le “giare di terracotta”, strumenti ormai sorpassati da meno tipiche ma più efficienti attrezzature olearie, atte a preservare meglio il prezioso prodotto dei nodosi olivi ragalnesi.  
Il terreno vulcanico, le condizioni climatiche dovute all’elevata altitudine e i metodi tradizionali di coltivazione, raccolta e spremitura consentono di ottenere un olio extravergine d’oliva a bassissima acidità e dalle ottime caratteristiche organolettiche

All’ olio extravergine d’oliva prodotto nel territorio di Ragalna è stata riconosciuta la Denominazione d’Origine Controllata “Monte Etna”, il cui olio si caratterizza, fra l’altro, per un’acidità non superiore allo 0,6% ed un punteggio all’analisi organolettica, espresso da un comitato di assaggiatori qualificati (Panel), non inferire a 7.

La pianta d’ olivo rappresenta un elemento caratterizzante del paesaggio ragalnese, infatti è molto diffusa in tutto il territorio e costituisce una storica risorsa economica di Ragalna. Gli oliveti sono costituiti soprattutto dalla varietà tipica della zona, la ”Nocellara Etnea”, sebbene nel territorio sono presenti anche le varietà “Moresca”, “Biancolilla”, “Zaituna”. L’ olio extravergine d’oliva, sta alla base di molti piatti tipici della cucina ragalnese, è un indispensabile condimento e risulta ottimo anche per le fritture.
Un’ altra pianta che caratterizza il territorio di Ragalna è il ficodindia. La coltura è praticata nelle caratteristiche “chiuse” assieme all’ulivo, assume un’ importante ruolo dal punto di vista paesaggistico. Le varietà coltivate prendono il nome dal colore della polpa e della buccia e sono: la “Gialla”, la “Rossa” e la “Bianca”. La produzione è finalizzata soprattutto all’ottenimento di frutti a maturazione autunnale, molto più apprezzati a livello commerciale, denominati “bastardoni”.

Il frutto di ficodindia viene consumato prevalentemente allo stato fresco, ma sono molto apprezzati sia il liquore che la mostarda ottenuta dal succo. In passato i frutti venivano anche essiccati al sole per poi essere consumati nel corso dell’inverno. 

La viticoltura a Ragalna è atavicamente legata alla trasformazione dell’ uva in un  ottimo e profumato vino rosso. Generazioni e generazioni, curve sul bruno suolo sciaroso, hanno aggredito la dura montagna dissodando il terreno, livellandolo, terrazzandolo e piantando la nobile pianta da cui, con amorevoli cure i “Rahannisi” con ferma perizia hanno sapientemente tratto un vino che non è solo una squisita bevanda d’uso giornaliero, ma il frutto orgoglioso di un rito non solo agricolo ma culturale. L’intero territorio del Comune di Ragalna è interessato dalla coltivazione della vite da  vino, andando da circa 500 m s.l.m. ad altitudini pedemontane e montane con quote di oltre 1000 m s.l.m. che si raggiungono sui pendii di Monte Marzo o Monte Palmintelli.

Data l’ orografia impervia dei luoghi, il terreno è contraddistinto da terrazzamenti in pietra lavica con allevamento delle piante ad alberello; coltivazioni più moderne e su appezzamenti meno acclivi vedono invece l’adozione di forme di allevamento a controspalliera . le condizioni strutturali della zona non hanno mai consentito lo sviluppo della irrigazione e di qualche forma di meccanizzazione. Il vino prodotto nel territorio di Ragalna è ottenuto dalle varietà “Nerello mascalese”, “Carricante”, “Cataratto” ed “Insolita” e si fregia della Denominazione d’ Origine Controllata “ETNA”; si caratterizza per l’inconfondibile colore rosso rubino ed il sapore fruttato, che diventa asciutto e con una buona corposità in piena maturazione.     
A Ragalna durante il periodo della vendemmia si utilizza anche il mosto d’ uva non fermentato per la produzione della tipica mostarda d’uva, mentre nel periodo pasquale si fa largo uso di vino cotto per preparare dolci tipici quali i Mustazzoli.

Il ciliegio è coltivato in tutto il territorio di Ragalna in consociazione con il melo, il pero e la vite.
L’albero di ciliegio con la sua maestosa bellezza, ingentilisce le aspre e ruvide terrazze in pietra lavica: in primavera pieno di generosi e candidi boccioli fiorali e in estate carico di purpurei frutti, il cui gusto prende il sopravvento sui piaceri della vista. È in questo momento che i “cirasi dell’Etna” vengono con cura raccolti ed “offerti” sull’uscio di casa dagli orgogliosi coltivatori- venditori agli immancabili buongustai in visita fuori porta. Tra le tante varietà, quali ad esempio la Napoleona di origine francese e la Napoletana, qui si tiene a mantenere le vecchie cultivar locali come la tanto ricercata “Mastrantoni” o “Donn’Antoni”; questa ciliegia è infatti tipica del massiccio etneo essendo stata originata, intorno alla metà del 1800, da una pianta nata spontaneamente in un’azienda in agro di Trecastagni, a pochi chilometri da Ragalna, appartenuta a Don Antonio Gangemi, da cui prende il nome. La ciliegia tipica di Ragalna si contraddistingue per il sapore e per la maturazione tardiva, che avviene quindi in un epoca in cui il mercato non offre grandi quantitativi di questi prelibati frutti.
Le notizie sull’utilizzo della ciliegia in cucina risalgono al 1500; nella preparazione di stufati, pasticci, intingoli, crostate e addirittura vino di ciliegie. Oggi il frutto è consumato sia allo stato fresco che trasformato in marmellate e destinati alla pasticceria. La vita dura, intemperie e contat­to con la natura caratterizzano la vita dei "picurari". L'arte della caseificazione pare sia approdata in Europa proprio dalla Sicilia, dove da tempo immemo­rabile viene sempre prodotto il nostro pecorino sicilia­no. Questo è un formaggio a pasta dura, prodotto con latte crudo intero di pecora.

La forma è cilindrica; la crosta sottile è bianco-giallo­gnola se fresco, giallo-ambrata se stagionato; la super­ficie ha la forma del canestro di giunco ('Fascedda") che determina una particolare modellatura rugosa.
Il sapore è piccante e sapido, l'odore è invece pungen­te ma gradevole; tutte queste caratteristiche sono esal­tate notevolmente dalla stagionatura.
Il  pecorino siciliano ha ricevuto la Denominazione d'Origine Protetta con il Regolamento CEE n. 1107 del 12 giugno 1996 e si può produrre in tutto il territorio regionale. Nel territorio di Ragalna la produzione di questo formaggio viene effettuata dagli allevatori diret­tamente in azienda utilizzando esclusivamente del buon latte ottenuto da greggi che pascolano nell'ambiente montano.

Pochi alimenti ancorano in maniera quasi ancestrale l'uomo alla sua terra. Tra questi il pane casereccio che con il suo odore e sapore fissa indelebilmente i contorni di una civiltà rurale ormai mero ricordo per i più.
Il pane casereccio viene prodotto nei numerosi forni distribuiti in tutto il territorio comunale, ma non è raro trovare le "massaie" che ancora oggi producono il pane in casa per 1'utilizzo familiare.